Houses of the Holy, censura di Facebook, Led Zeppelin

Facebook censura la copertina di “Houses of the Holy” dei Led Zeppelin

Ce l’hanno fatta anche i Led Zeppelin a beccarsi la censura da Facebook. In un’era dove quest’ultimo fa trapelare ogni tre per due i dati di milioni di utenti, e dove da anni dà la caccia, senza troppo successo, alle fake news, il social network ha deciso di concentrarsi su una minaccia ben più pericolosa: l’accenno di nudità presente sulla copertina dell’album del 1973 Houses of the Holy. Dopotutto, nessuno ha mai visto un paio di natiche!

“Houses of the Holy” dei Led Zeppelin censurata da Facebook perché contenente nudità

Facebook ha di recente rinforzato i suoi termini di utilizzo. Dopo aver assunto 4’500 nuovi moderatori per aiutare il funzionamento della nuova politica, la compagnia ha scelto di implementare l’efficacia sulla sorveglianza delle linee guida inerenti alla condivisione di contenuti in cui possono essere presenti nudità. E le prime vittime di questo nuovo approccio sono state niente meno che i Led Zeppelin.

La copertina del loro album del 1973 Houses of the Holy, è stata ritenuta da Facebook un contenuto osceno, a causa di ciò che vi è raffigurato; ovvero donne, apparentemente bambine, che si arrampicano su delle rocce completamente nude e con le natiche in vista. Sebbene non ci siano esposti dei genitali, come nel caso di Nevermind dei Nirvana, il social network è stato comunque inflessibile, e ha fatto partire immediatamente la censura.

Alcuni fan dei Led Zeppelin sono addirittura stati bloccati da Facebook solo per aver caricato la foto incriminata. Una donna, amministratrice di una pagina dedicata a Jimmy Page, è stata segnalata ed esclusa dal social per tre giorni per aver condiviso la copertina di Houses of the Holy. La notizia è balzata agli onori della cronaca dopo che i fan della band, infuriati a causa delle censure, hanno portato il problema all’attenzione dei Led Zeppelin.

Le linee guida di Facebook permettono la nuditàsolo se ritratta in fotografie di quadri, sculture o altre forme d’arte raffiguranti soggetti senza veli“, ma la compagnia stessa ha ammesso che gli algoritmi volti a rilevare la violazione in questione non sono sempre in grado di riconoscere le differenze fra i contenuti permessi e quelli proibiti. L’immagine della copertina dell’album dei Led Zeppelin è allora stata sottoposta ad un’analisi umana, in cui i moderatori hanno avuto a disposizione solo cinque secondi per prendere la decisione se approvarla o eliminarla dal social. Gli impiegati, molto probabilmente, non hanno avuto abbastanza familiarità con la band da poter riconoscere la rappresentazione su Houses of the Holy come un’opera d’arte.

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Rebecca Buzzetti, classe 1996. Diplomata come creatrice d'abbigliamento da donna, studentessa di giornalismo. Da sempre appassionata di musica, in particolare rock, arte, sport (soprattutto hockey), letteratura, disegno e scrittura. Persona estremamente ironica, aspirante giornalista e scrittrice. (rebecca.buzzetti@gmail.com; Instagram: @rebiush)