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Francesco Guccini, La storia di Dio è morto

Sappiamo tutti che ciò che caratterizzò per molti anni lo stile compositivo di Francesco Guccini ha sempre avuto un forte legame con la politica e la lotta di classe. Il suo capolavoro, La locomotiva, riflette proprio l’impulso anarchico di una storia vera di un macchinista che, come ben sappiamo, sfreccia con una locomotiva. Per le sue prese di posizione politiche nelle canzoni, il cantautore è stato spesso al centro di polemiche. Uno dei brani che vennero censurati a causa del titolo è per esempio Dio è morto, che Francesco Guccini pubblicò nel 1965.

Dio è morto di Francesco Guccini

Il brano ha avuto un grandissimo successo. È stato re-interpretato nel 1967 da Caterina Caselli e poi dai Nomadi, la cui versione è famosa quanto quella di Guccini. Il cantautore ha scritto un inno di protesta che dipinge la situazione sociale dell’epoca. Una società in cui Dio è morto poiché a dispetto di tutte le buone azioni predicate, di fatto ciò che si nasconde è una forte decadenza morale. I giovani in particolare negli anni Sessanta si ribellano contro una situazione che non li fa sentire al sicuro, propugnano valori diversi dal vile denaro sempre e comunque e dalla carriera al primo posto. Pur dipingendo inizialmente una situazione disastrosa, alla fine la canzone parla di un Dio risorto, grazie alla costruzione di nuove ideali che rinnovano la speranza.

Ma penso
Che questa mia generazione è preparata
A un mondo nuovo e a una speranza appena nata
Ad un futuro che ha già in mano
A una rivolta senza armi
Perché noi tutti ormai sappiamo
Che se dio muore è per tre giorni e poi risorge
In ciò che noi crediamo dio è risorto. 

Tra Nietzsche e Allen Ginsberg

La grande qualità del brano, al di là della sempre presente cura formale, sono i riferimenti letterari e filosofici. A partire dal titolo, Dio è morto, che fece guadagnare alla canzone l’appellativo di blasfema. È chiaro che questo titolo si riferisce a Friedrich Nietzsche, che utilizzò questa espressione per indicare come l’idea di Dio non sia più fonte di alcun codice morale. Poi un’altra citazione fondamentale e famosissima sta nell’incipit della canzone Dio è morto:

Ho visto
La gente della mia età andare via
Lungo le strade che non portano mai a niente
Cercare il sogno che conduce alla pazzia
Nella ricerca di qualcosa che non trovano
Nel mondo che hanno già.

Sembra essere sostanzialmente la traduzione del famoso poema L’urlo di Allen Ginsberg, autore della Beat Generation. Si tratta di un movimento culturale di protesta per cui come valori assoluti venivano opposti al denaro ed alla guerra, la pace, l’amore, la libertà soprattutto, per quanto concerne gli scrittori, nei contenuti letterari. Tale movimento interessò non solo la letteratura, ma anche la musica. Importanti rappresentanti di questa sono Bob Dylan e Patti Smith. Così Guccini rivela la sua appartenenza ad un’idea di protesta e rinnovamento culturale.

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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna, studentessa di Editoria e Scrittura alla Sapienza. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical. (Domande e proposte: silviargento97@gmail.com)