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Linkin Park, Il significato di A place for my head

Sono tante le canzoni dei Linkin Park che ci sono rimaste nel cuore poiché hanno saputo descrivere bene sensazioni che a noi spesso risultavano scomode. Sono tanti i testi arrabbiati, confusi, malinconici ma anche tremendamente veritieri. La voce di Chester Bennington con il suo gridato così intenso ha dato la voce anche a noi. L’album d’esordio aveva sostanzialmente questo scopo. Oggi parliamo di quell’album ed in particolare di A Place for my head. 

Hybrid Theory parla delle nostre emozioni

L’album d’esordio dei Linkin Park uscì il 24 Ottobre del 2000. Hybrid Theory è, come spiegato da Mike Shinoda, incentrato sostanzialmente sulle emozioni che tutti proviamo e di cui è difficile parlare. Chester Bennington spiegò a Rolling Stone:

È facile perdersi nelle cose – pensando “povero, povero me”, ed è da questo che provengono canzoni come Crawling: non posso sopportare me stesso. Ma questa canzone tratta del prendersi le responsabilità delle proprie azioni. Tratta di come io stesso sono il motivo di ciò che provo. C’è qualcosa dentro di me che mi indebolisce. 

Crawling è solo un esempio di ciò che comporta in altri brani questa idea al centro dell’album e che ci porta ancora oggi ad ascoltarlo sentendoci capiti dalle parole delle canzoni.

Il significato di A place for my head

A Place for my head non è la più famosa dell’album, in cui spiccano invece altre come la già citata Crawling o In the end. Tuttavia, è un pezzo davvero interessante. La parte rap di Mike Shinoda copre quasi tutta la canzone e come in In the end la voce di Chester Bennington è presente solo nel ritornello. È evidente che il brano mostra la sensazione di inadeguatezza del protagonista che vuole scappare da tutto e trovare un luogo per sé. Una stanchezza che lo tormenta e gli fa desiderare una via di fuga. Sembra estraniarsi da tutto e da tutti, “Non mi importa se dici che non capisci”, si dice. Non vuole evidentemente cercare comprensione o empatia da qualcuno, è stanco invece del comportamento degli altri. Sicuramente tutti ci saremo sentiti così almeno una volta nella vita.

I’m so sick of the tension, sick of the hunger
Sick of you actin’ like I owe you this
Find another place to feed your greed
While I find a place to rest
I’m so sick of the tension, sick of the hunger
Sick of you actin’ like I owe you this
Find another place to feed your greed
While I find a place to rest.

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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna, studentessa di Editoria e Scrittura alla Sapienza. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.