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Litfiba, la tetralogia degli album dedicata agli elementi

Artisti e cantanti sono soliti far dialogare i propri album fra di loro, oppure realizzarne uno incentrato su un determinato concetto, i cosiddetti concept album, appunto. Questo oltre a conferire qualcosa in più al progetto lo rende molto più affascinante, in quanto molto spesso dietro vi è una storia. Nemmeno i Litfiba hanno rinunciato ad un effetto del genere. Anzi, hanno ben deciso di quadruplicarlo, collegando letteralmente quattro album. Il tema che hanno scelto è quello degli elementi. La produzione ha impiegato circa dieci anni per essere completata, ma con risultati degni di nota. Qui la tetralogia dei Litfiba dedicata agli elementi.

1- El Diablo, 1990

Questo è l’album che farà partire il fantomatico progetto e anche quello che assicurò un certo successo alla band. El Diablo” oltre a essere il titolo del disco è anche il nome del singolo estratto nello stesso anno ricordato come uno dei loro brani più iconici. Segue “Gioconda”, brano ironico, che critica e coinvolge. Con El Diablo il gruppo trova anche un modo per provocare tutti coloro i quali li accusavano di satanismo rock. Ad inaugurare allora la tetralogia dei elementi dei Litfiba è El Diablo, con l’elemento fuoco. 

2- Terremoto, 1993

Dopo poco più di tre anni fu fatto uscire un altro album, questa volta intitolato Terremoto. Il riferimento alla terra è più che chiaro. E’ utile ricordare anche da quale contesto nasce l’album e l’assoluta assonanza con il suo rimando. Durante i primi anni Novanta vi furono dei disturbi sociali e politiche a causa della famosa tangentopoli. E’ facile credere come un’altra volta i temi affrontati siano quelli politici sociali. Non mancano comunque canzoni un po’ più ironiche o addirittura dediche, come quella fatta ad Augusto Daolio, cantante dei Nomadi, con il brano di chiusura “Sotto il vulcano”. Gli anni Novanta però sono anche avvolti da un forte clima di rivalsa musicale e data la qualità dell’album, il gruppo riuscì ad affiancarsi a complessi molto affermati come i Motorheadal Roskilde Festival. 

3- Spirito, 1994

Questo è l’album crocevia. E’ a questo punto che i Litfiba si rendono conto di poter mettere su una tetralogia degli elementi. Il ragionamento fatto prima sulla nascita della tetralogia è infatti a posteriori. La band nel frattempo aveva maturato nuove idee e aveva voglia di mettersi in gioco in maniera diversa. Innanzitutto qui c’è una mescolanza di genere che vede anche delle riprese latine, ma viene anche cambiato il produttore. I temi sono sempre quelli della denuncia e della critica, affrontati però, in modo meno criptico. Sebbene non fossero molto soddisfatti del risultato il disco si piazzò bene in classifica. Nel frattempo fecero però curate i singoli “Spirito”, “Lo spettacolo”, “Lacio Drom” “No frontiere” da un altro produttore, facendo remixare la versione. Come si evince anche dal rimando metaforico nel titolo, è dedicato all’aria.

4- Mondi sommersi, 1997

“Mondi Sommersi” segnerà la fine del progetto, in meno di dieci anni. A questo punto gli unici membri originali del gruppo sono Pier Pelù e Ghigo Renzulli che scrivono rispettivamente i testi e la musica. Influenzato dalle tendenze anglosassoni, porterà buoni risultati, sempre sulla stessa linea. Il rock è un misto fra quello più classico e il versante più elettronico. Singoli estratti da quest’album sono “Ritmo 2”, “Regina di cuori”, “Goccia a goccia” “Imparerò” molto più introspettiva e personale. L’album è ovviamente, dedicato all’acqua.

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Maria Geraci, 1999. Laureata in lettere moderne e studentessa magistrale di letteratura, filologia e linguistica italiana. Appassionata di rock, grunge e cantautorato. Ferrata nella stesura di articoli e aspirante scrittrice. (mariageraci9@icloud.com)