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Lucio Battisti, La storia di Pensieri e Parole

Che ne sai di un bambino che rubava
E soltanto nel buio giocava?
E del sole che trafigge i solai, che ne sai?

Questo incipit è uno dei più conosciuti della storia della musica italiana. È tratto da Pensieri e Parole di Lucio Battisti. La canzone è famosissima per la sua struttura particolare, ma anche perché mette in evidenza la peculiarità della voce di Battisti. Senz’altro una delle prove migliori della collaborazione tra il cantautore ed il paroliere Mogol. Scopriamo tutto della storia di questo brano così intenso.

Il singolo e l’autobiografia di Mogol

Pensieri e Parole uscì come singolo nel 1971 e poi venne incluso l’anno successivo nell’album “Lucio Battisti Vol. 4“. Ancora una volta dal punto di vista del testo Mogol si è ispirato alla sua vita. Ciò avviene e avverrà per moltissimi brani, come per I giardini di Marzo, Il mio canto libero, ecc. Infatti, vengono descritti aspetti della sua infanzia e della sua vita sentimentale. Ciò si evince ad esempio quando parla di “un ragazzo” che sicuramente è lui, ad un viaggio in Inghilterra che sappiamo Mogol intraprese per motivi di studio.

Pensieri e Parole e il “duo” di Battisti

Sostanzialmente la canzone si pone come un duetto di Battisti con se stesso. Ciò a causa del fatto che il testo è strutturato, ha spiegato Mogol, come un dialogo tra due persone la cui relazione si sta concludendo. Si vanno a contrapporre quindi i loro pensieri con le loro parole. Anche durante l’esibizione della canzone venivano proiettati “due” Lucio Battisti diversi, a mostrare la natura duplice della canzone non solo nella vocalità. Ancora una volta il testo di Mogol è intimistico e introspettivo, in cui si evincono tutte le fragilità dei parlanti. Anche musicalmente il brano contiene due diversi aspetti: due melodie distinte che sono prima cantate separatamente e poi si fondono dopo e nella seconda strofa.

Che ne sai tu di un campo di grano
Poesia di un amore profano
La paura d’esser preso per mano, che ne sai?
L’amore mio (che ne sai di un ragazzo perbene?)
È roccia ormai (che mostrava tutte quante le sue pene?)
E sfida il tempo e sfida il vento e tu lo sai (la mia sincerità per rubare la sua verginità)
Sì tu lo sai (che ne sai?)
Non è un caso, allora, che una canzone tanto unica nel suo genere sia entrata così nel nostro immaginario. La conclusione del brano, con l’acuto di Lucio Battisti, è sicuramente nota a tutti come una delle sue prove vocali più iconiche. Da non dimenticare è poi anche la cover che ne fece Mia Martini, ma anche quella di Massimo Ranieri.
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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.