Perchè Another Brick in the Wall venne censurata in Sudafrica?

Roger Waters, autore del brano, quando compose Another Brick in the wall si ispirò al clima severo e restrittivo dell’Inghilterra degli anni ’50 in cui egli stesso era cresciuto. Il brano è una vera e propria denuncia contro la scuola dell’obbligo, contro la rigidità dei collegi, con chiari riferimenti al suo passato scolastico. Roger non amava i suoi insegnanti, per lui erano molto più bravi a reprimere gli studenti piuttosto che insegnar loro qualcosa.  

Le parole di Roger Waters su Another Brick in the Wall

Roger Waters in un’intervista rilasciata nel 2009 ha dichiarato: “La canzone Another Brick in the Wall è un grido di battaglia contro lo strapotere del governo, contro tutte quelle persone che vogliono avere potere su di te, sbagliando.

Il musicista ha poi aggiunto: “L’intento della canzone era assolutamente satirico: difficilmente troverete qualcuno più favorevole di me sull’istruzione, ma i metodi educativi che ho subito al liceo tendevano solo al controllo dello studente.

1 Maggio 1980: Another Brick in the Wall censurata in Sudafrica

Antoher Brick in the wall è tratta dal concept album The Wall, pubblicato dai Pink Floyd il 30 Novembre del 1979. Solo pochi mesi dopo la pubblicazione qualcosa, in Sudafrica, cambia. Il 1 Maggio 1980 il governo sudafricano, in pieno regime apartheid, decide di mettere al bando prima Another Brick in the Wall e poi l’intero album, definito dalla stampa “pregiudizievole per lo stato del Sudafrica”. Con queste censure il governo sudafricano impose quello che Roger Waters definì “un vero e proprio blocco culturale”.

Another Brick in the Wall, un grido di battaglia

Il motivo della censura ha davvero dell’incredibile: il boicottaggio viene attuato perché la canzone di Roger Waters è diventata un vero e proprio inno di protesta tra i giovani studenti di colore nei sobborghi della Città del Capo. I ragazzi, stufi delle disuguaglianze razziali dell’educazione sotto l’apartheid e del clima di repressione razzista, cantavano in coro: “We don’t need no education / We don’t need no thought control”.

Il governo del Sudafrica non era certo nuovo a questo genere di provvedimenti: a cavallo tra gli anni sessanta e gli anni settanta censurò ogni disco dei Beatles, dopo la celebre frase “We’re more popular than Jesus pronunciata da John Lennon.

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Simone Esposito: studente e amante della musica in tutte le sue sfumature. Articolista esperto e aspirante critico musicale. Appassionato di cinema, letteratura e arte (in tutte le sue forme). (es.simone@libero.it)