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Pink Floyd, la storia della suite “Sysyphus”

Pink Floyd sono riusciti a riscuotere un enorme successo, sin dagli esordi. Attivi dalla metà degli anni Sessanta hanno letteralmente cavalcato la cresta dell’onda in ambito musicale, diventando uno dei gruppi più importanti della storia. Il gruppo è stato inizialmente conosciuto soprattutto grazie al frontman Syd Barret e alle sue sperimentazioni. Sarà però una figura che si allontanerà progressivamente e che allo stesso modo sarà sostituito da David Gilmour a causa dei suoi problemi con l’alcol e con la droga. Nel loro album Ummagumma i Pink Floyd introducono una suite molto particolare che prende il nome di “Sysyphus”. Ecco qui la storia della suite “Sysyphus”.

Ummagumma, i retroscena

Il segno distintivo del tutto è presente già nella struttura dell’album. E’ il 1969 quando viene pubblicato ed è considerato il loro quarto album studio, al quale però ne viene affiancato uno dal vivo. La scelta di accostare uno album studio ad uno dal vivo e formare un prodotto unico, di certo, la il suo lato sperimentale. Il titolo d’altro canto fa riferimento ad una espressione che potrebbe essere considerata come uno slang che indica l’amplesso sessuale nelle zone di Cambridge. Altri, pensano fosse il verso emesso da alcune creature mitologiche che infestavano la palude, sempre in quell’area. L’idea di fondo dell’album era però quella di fare in modo che ognuno dei membri lavorasse per coto proprio in un periodo di tempo prestabilito e si creare una canzone. La realtà è che fu un’idea abbastanza scomoda che gli stessi membri criticarono a più riprese.

La storia di “Sysyphus” dei Pink Floyd

La suite “Sysyphus” è considerata una suite d’avanguardia, proprio per lo sperimentalismo che vi è dietro. Il modo in cui venne scritto però si allontana dall’ortografia corretta che dovrebbe essere “Sisyphus”. Il rimando è in questo caso ad un personaggio della mitologia greca, Sisifo, appunto. Si potrebbe dire trattarsi di un’interpretazione musicale di quella che è la Sfida di Sisifo. Alcuni passaggi infatti – anche se non troppi – sono ravvisabili quando i toni si fanno più calmi. La suite infatti –  come tanti pezzi del gruppo- non manca del suo assetto psichedelico. La suite contiene quattro parti la cui connotazione musicale sorprendentemente risulta essere anche abbastanza rigida. Il tutto è coronato da suoni rilassanti e a melodie molto dolci, miste ad un tempo che “martella”. La soluzione è interamente strumentale.

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Maria Geraci, 1999. Laureata in lettere moderne e studentessa magistrale di letteratura, filologia e linguistica italiana. Appassionata di rock, grunge e cantautorato. Ferrata nella stesura di articoli e aspirante scrittrice. (mariageraci9@icloud.com)