Kurt Cobain: biografia, carriera, canzoni più belle dell’ultima grande rockstar

Il 5 aprile 2019 sono 25 gli anni dalla tragica scomparsa di Kurt Cobain, autore, compositore e leader dei Nirvana. Quel giorno sancisce definitivamente la fine della musica rock come era stata concepita fino ad allora. Da quel momento in poi tutto sarebbe cambiato. I Nirvana sono stati l’ultima grande rock band capace di influenzare e rappresentare una generazione intera: quella degli anni novanta. Kurt Cobain è stato la voce di una generazione che insieme a Krist Novoselic e Dave Grohl hanno dato vita all’ultimo grande movimento giovanile, ad una rivoluzione. Il frontman dei Nirvana ha rappresentato, ha reincarnato e ha ridato vita a quello che avevano significato Jim Morrison, Janis Joplin e Jimi Hendrix per i giovani degli anni sessanta.

Ha ridato vita a un movimento giovanile, ad una controcultura che combatteva per scalzare le ideologie della generazione precedente. Perché qualcosa non funzionava, qualcosa non andava. Qualcosa doveva pur essere andato storto se tutti erano cosi arrabbiati. E’ stato la voce di una generazione e probabilmente se avesse modo di leggere queste righe non sarebbe molto contento, lui rifiutava questa nomina ma non lo si può negare: lui è stato la voce di una generazione disperata, sola e arrabbiata.

Per questo la morte di Cobain ha molteplici significati. E’ una morte simbolica, misteriosa e crudele che ha trasformato kurt Cobain in quello che ha chiuso il giro, l’ultimo ad andarsene, ha spegnere le luci e, infine, a chiudere la porta. E’ stato l’ultimo in grado di creare una rivoluzione rock, l’ultima voce del rock’n’roll, l’ultimo rappresentante. Dopo di lui nessun’altro è stato capace di fare altrettanto.

La carriera con i Nirvana: il successo di Nevermind e gli altri lavori

I Nirvana sono ufficialmente attivi come band dal 1987, iniziano a girare per locali e a fare concerti. Due anni dopo, nel 1989 pubblicano il loro album di debutto Bleach che riscuote un discreto successo e getta le basi per le sonorità grunge e la futura esplosione del movimento omonimo. L’album contiene sonorità hard rock, punk e in parte anche metal. Una canzone in particolare fa intendere quale sarebbe stato il sound del prossimo album della band. Sto ovviamente parlando di About a girl, scritta dopo che Cobain aveva passato una giornata intera ad ascoltare ”Meet The Beatles”. Con quest’album iniziano comunque un tour che comprenderà America ed Europa. Nel frattempo il batterista Chad Channing viene sostituito dal mitico Dave Grohl e la formazione per il successo è completa.

Il 24 settembre del 1991 esce Nevermind, un disco con sonorità molto più pop e orecchiabili che scalza Dangerous di Micheal Jackson dalla n.1 della Billboard 200. L’album cambia completamente la scena grunge che da musica underground diventa un fenomeno mainstream. I Nirvana diventano il gruppo del momento e MTV non fa che passare il video di Smells Like Teen Spirit in televisione che ormai è diventato un inno generazionale al pari di Light My Fire e God Save The Queen.

Nel ’92 i Nirvana suonano al festival di Reading, un concerto che entrerà nella storia. Kurt Cobain è diventato l’idolo delle folle, tutti i giovani degli anni novanta si rispecchiano in lui e lo considerano la voce della loro generazione. Sempre nel ’92 il frontman dei Nirvana si sposa con Courtney Love, leader e cantante del gruppo rock The Hole. I i due portano avanti una relazione che viene spesso paragonata a quella di Sid Vicious e Nancy Spungen fatta di eccessi e di droga. Qualche mese dopo nasce la loro figlia Frances bean. I due passeranno non pochi guai a causa delle accuse dei media indirizzate alla Love secondo cui la donna avrebbe fatto uso di eroina durante la gravidanza. Per un periodo infatti la figlia fu sequestrata dai servizi sociali ma i coniugi Cobain dopo diversi processi giudiziari per ottenere la custodia della figlia vinsero la causa.

I problemi con la famiglia, la notorietà che cresce sempre di più e la dipendenza da eroina, creano in Kurt un grande malessere che sfoga dando vita al terzo album in studio della band, In Utero. Disco dalle sonorità molto più crude, dure ed aggressive che si discosta molto da Nevermind. Per molti In Utero è considerato il disco grunge per eccellenza, quello che il grunge dovrebbe essere, come dovrebbe suonare un disco degno di tale nome. In Utero è PURO grunge. Viene pubblicato il 21 settembre 1993 dalla Geffen Records e in novembre diventa già disco di platino.

Sempre a novembre la band si esibisce nel famosissimo Nirvana Unplugged in New York, una delle loro performance migliori. Dalla fine del ’93 fino a febbraio del ’94 i Nirvana intraprendono il tour per promuovere il loro ultimo disco.

5 aprile 1994: la morte di Kurt Cobain

La lotta di Cobain contro l’eroina e la depressione è stata ben documentata dai media e spesso fatta oggetto di critiche. Sono noti i tentativi di suicidio e le volte che il cantante è finito in overdose. Il mondo della musica però è entrato in lutto quando l’otto aprile 1994 è stato ritrovato il corpo di Kurt Cobain senza vita dentro la sua casa di Seattle. A detta degli esperti il corpo era senza vita da tre giorni. La salma fu trovata da un elettricista che stava effettuando una riparazione all’impianto della corrente e dopo aver chiamato le autorità, quest’ultime hanno confermato l’identità del cantante e leader dei Nirvana.

A quanto pare si è trattato di suicidio con arma da fuoco e colpo alla testa. Vicino al corpo c’era un foglio di carta. Era la lettera di addio del cantante indirizzata a Boddah, l’amico immaginario di Kurt. Nella lettera si parla di quanto Cobain si sentisse in difficoltà ad essere la voce di una generazione e di quanto odiasse la fama. Parla di come ormai non provasse più alcuna emozione nello scrivere né nel creare musica: ”Per esempio quando siamo nel backstage e le luci si spengono e sento alzarsi forte l’urlo del pubblico, non provo quello che provava Freddie Mercury,  – scrive nella sua lettera – che si sentiva inebriato dalla folla, ne traeva energia e io l’ho sempre ammirato e invidiato per questo”. La lettera finisce con un verso di Neil Young contenuto nella canzone ‘‘Hey Hey My My (into the black)” che recita: ”It’s better to burn out than fade away”.

Ipotesi della morte: suicidio o omicidio?

E’ ancora aperta una grande discussione sul fatto che in realtà la morte di Kurt Cobain non si tratti di suicidio bensì di omicidio e la principale sospettata è Courtney Love. Diverse infatti sono le prove contro la cantante delle Hole. Prima fra tutte la lettera ritrovata vicino al corpo del frontman non sembra essere scritta da quest’ultimo. Nella borsa della Love è stato trovato un foglio con delle lettere dell’alfabeto scritte a mano che sono state confrontate con quelle nella lettera e sono molte le somiglianze. Di seguito le dichiarazioni dell’ispettore Heidi Harralson che ha seguito le indagini e ha esaminato il documento:

“E’ possibile che qualcun altro con una certa abilità potrebbe aver effettivamente imitato la sua scrittura, in particolare le ultime righe”

Inoltre secondo alcuni sembra che Courntey Love al tempo, abbia assoldato un serial killer per uccidere Kurt Cobain con lo scopo di far sembrare l’omicidio un suicido. Il movente è chiaro: se Cobain fosse morto la sua intera ricchezza sarebbe stata eredita dalla moglie.

Frances, la figlia di Kurt Cobain e il rapporto con il padre

Un altro punto che merita di essere toccato è sicuramente il rapporto (fantasma) di Frances Bean Cobain con il padre. Molti si stupiranno ma la figlia di Kurt Cobain ha rivelato che la musica del padre non le piace e non è attratta per niente dalla scena grunge. Gli unici brani che apprezza sono Territorial Pissings e Dumb che, a sua detta, la fa piangere ogni volta.

Frances in un’intervista ha anche rivelato quanto sia stato difficile crescere senza un padre e che è molto difficile avereil cognome di una persone che è stata la voce di un intera generazione. Quando Kurt si è tolto la vita infatti lei aveva appena 20 mesi e non ha nessun ricordo del padre. Ha detto che il suo rapporto con Kurt può essere paragonabile a quello di un semplice fan che lo conosce grazie alla sua musica: “Il mio rapporto con Kurt è probabilmente più simile a quello di un fan, è quasi come una cosa intoccabile. – ha affermato Frances Tutte le informazioni che ho [su di lui] provengono da storie: lui è lì ogni giorno della mia vita.”

Le parole di Eddie Vedder dopo la morte di Kurt Cobain

La rivalità fra Pearl Jam e Nirvana è stata una delle più celebri degli anni novanta. Fortunatamente i due cantanti più famosi di quegli anni si sono riappacificati prima della morte di Cobain. Queste due celebrità hanno molto in comune e vogliamo proporvi un piccolo estratto di un’intervista a Eddie Vedder nel maggio del ’94 a proposito della morte di Kurt e di cosa vuol dire essere la voce di una generazione.

“Qualunque generazione scelga Kurt o me come portavoce, dev’essere davvero una generazione rovinata – affermò Eddie Vedder – Sai, le persone come me e come lui – noi non possiamo essere noi stessi. È una contraddizione. Non possiamo essere semplicemente individui che scrivono quelle canzoni. Dobbiamo rendere conto alle speranze e alle aspettative di milioni di ragazzi. E non possiamo farlo.”

“Non ne abbiamo mai parlato ma è come se tu stessi dicendo che anche se eravamo persone molto differenti probabilmente avevamo molto in comune. E ancora: “Avevamo delle storie simili, sì, cose che erano successe alle nostre famiglie e stronzate del genere… penso che sia qualcosa che viene fuori quando scriviamo le nostre canzoni, sicuramente”

Le canzoni più belle di Kurt Cobain

Sono tante le canzoni dei Nirvana che hanno fatto la storia, così come le canzoni firmate da Kurt Cobain che sono diventate celebri negli anni. Tra le canzoni più belle di Kurt Cobain ci sono, sicuramente: You Know You’re right, Something in the way, About a girl, All Apologies, Lithium, Dumb, Smells Like Teen Spirit, Heart shaped box, Come as you are.

Gli anni che sono passati dalla morte di Kurt sono tanti e la sua mancanza si fa sentire. Ma si farebbe sentire di più se non fosse per le sue canzoni, per la sua voce, che ha segnato una generazione e grazie alle quali fa emozionare ogni volta. Riposa in pace, Kurt.

 

 

 

 

 

 

 

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Matteo Natalìa, 19 anni, mi divido principalmente tra la passione per la musica, in particolare suonare la batteria e scrivere. Esperto articolista di musica grunge e hippie. (matteo.natalia@libero.it)