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Queen, Il 21 Novembre 1975 usciva A night at the opera

I Queen sono una band che non ha bisogno di grandi introduzioni. Li conosciamo tutti e, nel bene e nel male, ne sentiamo continuamente parlare. Complice anche il biopic su di loro, Bohemian Rhapsody, i Queen nella loro formazione originale con l’eccezionale Freddie Mercury come frontman continuano ad incantare il pubblico. Quegli anni d’oro del rock e della loro geniale produzione musicale sono impressi nella loro memoria. Chi c’era li ricorda con nostalgia, chi non c’era avrebbe voluto vivere negli anni settanta. In questa data, 21 Novembre, ma nel 1975 usciva uno dei lavori più amati dei Queen: A night at the opera. Un album originale e straordinario, considerato il più rappresentativo della band e che ancora oggi ascoltiamo e amiamo.

A night at the opera, mille sfumature

Il quarto album dei Queen fu un vero successo. Fu il primo disco di platino dei Queen negli Stati Uniti, scalò subito le classifiche e contiene pietre miliari della band e della musica in generale. La prima particolarità di A night at the opera, che lo rende originalissimo, è il fatto che sia un ventaglio dalle mille sfumature musicali. Combina infatti moltissimi generi. Come ci rivela il titolo, la componente operistica è fondamentale ed a questa dimensione di teatralità si riferiscono molto anche i testi. Altri stili musicali presenti sono, oltre a naturalmente l’hard rock, anche il glam, il prog, ecc. Sono presenti anche delle ballate.

L’importanza di A night at the opera

Una vera rivoluzione che per i Queen era sicuramente necessaria. Infatti, si sentivano braccati dal punto di vista artistico quando, malgrado il successo, si ritrovarono a non guadagnare abbastanza a causa del fatto che gli album che incidevano andavano ad una società di produzione che poi li vendeva a una casa discografica. Quando finalmente riuscirono a trovarsi un nuovo manager, fu una vera liberazione economica ed artistica. Con A night at the opera la band era ritornata alle origini, ma con maggiore consapevolezza e tranquillità da parte della band che aveva ormai avuto diverse conferme. Un grande lavoro e fatica hanno accompagnato la realizzazione del disco, registrato in ben sette studi di registrazione differenti in un periodo di quattro mesi. Sappiamo tutti che con quest’album i Queen provarono nuove tecniche di registrazione specie della voce, di cui Bohemian Rhapsody con la sua iconica intro operistica è esempio lampante.

L’album più personale dei Queen

Da un punto di vista dei testi, sicuramente il disco è uno dei più personali della band. Ognuno dei membri c’ha messo del suo, visto che ognuno ha potuto scrivere almeno una canzone. I’m in Love with My Car ad esempio è stata scritta da Roger Taylor e si ispira a uno dei roadie della band che sembrava proprio “innamorato” della macchina. You’re My Best Friend è stata scritta da John Deacon per la moglie. ’39, scritta da Brian May, mette in risalto la sua passione e competenza per l’astronomia, visto che parla della teoria della relatività di Einstein. Love of My Life, la ballata più famosa della band, come tutti sappiamo è una dedica di Freddie Mercury a Mary Austin. Sicuramente la canzone in cui Freddie Mercury ha messo più del suo è Bohemian Rhapsody, non tanto per riferimenti autobiografici, quanto per lo stile. I riferimenti culturali (Galileo Galilei, l’opera Il barbiere di Siviglia, maschere della commedia dell’arte) rendono questo variopinto brano uno dei migliori mai composti e che mostra più di altri la camaleontica verve artistica di Mercury.

 

 

 

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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna, studentessa di Editoria e Scrittura alla Sapienza. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.