18 January, 2021, 22:15

Dire Straits: fra flop e grande successo, la storia di On Every Street

Dire Straits: la band britannica fondata nel 1977 dal “genio timido del rock”, Mark KnopflerInizialmente composta dal fratello David alla chitarra, John Illsley al basso e Pick Withers alla batteria, ha visto poi succedersi tra loro diversi membri tra cui alcuni come Guy Fletcher e Alan Clark alle tastiere. Negli anni hanno accompagnato generazioni e generazioni con i grandi classici “Money for Nothing, Sultans of Swingo Brothers in Arms” , ma sono certamente passati alla storia anche per pezzi memorabili come Tunnel of Love, “Romeo & Juliet” e il capolavoro da 14 minuti Telegraph Road.

Un rock limpido il loro, di quelli che non puntano a schitarrate violente o a virtuosismi funambolici ad altissima velocità; un rock fondato sulla fusione tra la poeticità dei testi e l’armonia degli strumenti. Ma è proprio all’apice del loro successo, che lo stesso leader decide di chiudere i battenti. Il motivo? Era inevitabile che sarebbero andati persi il vero spirito e la vera passione con cui avevano intrapreso quell’avventura tempo prima, rischiando di lasciare spazio ad un’eccessiva commercializzazione della loro musica. Così, dopo qualche anno di silenzio, nel 1991 pubblicano il loro ultimo album in studio: “On Every Street.

Che sia stato un azzardo?

PERCHÉ UN FLOP?

Senza dubbio, nel 1991, “On Every Street” era una piccola goccia ancora legata al “rock puro”, in un mare di musica dance e grunge che andava via via espandendosi. Di brani come “Planet of New Orleans o You and Your Friendse ne vedevano pochi ormai. Piuttosto dominavano la scena una Smells like Teen Spiritdei Nirvana o una “Sweet Dreams” dei La Bouche.

Nonostante questo, l’album riuscì a vendere più di 10 milioni di copie in tutto il mondo raggiungendo la prima posizione in più Paesi come l’Italia, la Francia e il Regno Unito. Senza ombra di dubbio, però, non eguagliò minimamente il record di vendite del precedente album in studio Brothers in Arms che contò ben più di 30 milioni di copie vendute risultando il disco più venduto dell’anno e del decennio.

ON EVERY STREET: UN DOLCE E DEGNO EPILOGO

Anche se è stato definito più volte come “non il ritorno che ci si aspettava” (William Ruhlmann per AllMusic) ottenendo inoltre uno scarso giudizio da parte della critica, “On Every Street” è comunque riuscito a conquistare il cuore di quei fan ancorati a quel connubio tra poesia e strumenti di cui si è parlato sopra. C’è infatti chi lo considera il “ponte” tra l’ormai conclusa carriera dei Dire Straits e quella che sarà poi la carriera solista di Mark Knopfler; sembra proprio che in quell’album, lo stesso leader abbia accennato allo stile e alle prospettive compositivo/musicali a cui avrebbe attinto negli anni a seguire: basti pensare a singoli come “When You Leave” (2018) o “Golden Heart” (1996).

Inoltre, la tournée di supporto all’album (1991-1992) toccò gran parte dell’Europa, dell’Oceania e degli Stati Uniti raggiungendo un totale di 7.1 milioni di biglietti venduti. Due delle tappe (Arena di Nîmes e Stadion Feijenoord) sono persino contenute all’interno del disco live “On The Night”.

In fin dei conti, che sia stato un azzardo ben riuscito o meno, una cosa è certa: “On Every Street” è l’ultima pagina di un libro  apertosi nel 1977 in una palazzina di Deptford dall’incontro di quattro amici estremamente determinati.

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Studentessa di Scienze della Comunicazione con la folle passione per tutto ciò che è Arte e Musica. Dopo esser stata cresciuta con latte e Pink Floyd, mi sono ritrovata catapultata nel mondo rock e blues solo qualche anno fa tra Dire Straits, Scorpions e molti altri. Articolista interessata soprattutto all'analisi di testi musicali, news e classifiche più disparate. Chitarrista e fotografa autodidatta nel tempo libero.