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Netflix, in produzione un documentario su Woodstock 99, tutte le info

Il Festival di Woodstock è noto principalmente per la sua prima edizione, ossia quella del 1969. Al tempo l’atmosfera era intrisa di pace e amore, come si suol dire, come del resto dei più svariati tipi di musica. A parte ciò non bisogna assolutamente mettere in secondo piano la musica: su quel palco si esibirono musicisti del calibro di Carlos Santana, Jimi Hendrix, Janis Joplin, The Who ed i Jefferson Airplain. Per celebrare i 30 ani da quelle giornate entrate nella leggenda, nel 1999 venne nuovamente organizzato il festival, con esiti però diversi.

Tutta la violenza di Woodstock ’99

Si sa che replicare un successo è spesso difficile, ma in questo caso fu un vero e proprio disastro. Lo spirito degli anni ’60 era ormai completamente sfumato e la pace e l’amore lasciarono spazio ad atti distruttivi. Si vissero infatti attimi di terrore con incendi, crimini ed atti vandalici di varia natura. Adesso si cercherà di andare a scoprire di più di quelle giornate attraverso un documentario prodotto dalla famosa piattaforma americana di streaming Netflix.

La serie Netflix

A diffondere la notizia è stata Deadline, casa produttrice che ha già dato alla luce diversi documentari. Secondo le loro dichiarazione la serie cercherà di addentrarsi in quella cultura che portò a Woodstock ’99 la devastazione che andò poi in scena in quei giorni. Per fare ciò si ricorrerà alla visione fino ad ora rimasti inediti ed intervisti a pubblico, artisti ed addetti ai lavori. Nei tre giorni di festival più di 400000 persone si recarono a Rome, nello stato di New York,, per assistere alle esibizioni di band come i Rage Against The Machine, Metallica e Red Hot Chili Peppers.

Woodstock ’99: tutte le problematiche

I prilli problemi furono di natura climatica, date le temperature altissime. Oltre a questo dettaglio che gli organizzatori non potevano influenzare, altri problemi dipendevano solamente da questi ultimi: poco spazio per il campeggio, prezzi altissimi per cibo e bevande, docce rese quasi subito impraticabili e troppi pochi bagni chimici. Dati questi problemi il pubblico si innervosì e rapidamente mostrò il lato peggiore che si può racchiudere in ogni essere umano. L’atto più eclatante avvenne quando, durante l’esecuzione di “Under The Bridge” dei Red Hot Chili Peppers, venne acceso un enorme falò dando fuoco alle numerose bottigliette di plastica sparse in giro, oltre che di alcuni pannelli di legno utilizzate in origine come barriere.

Si registrarono comunque anche crimini molto più gravi, che andavano dal furto, con assalti ai banchetti che vendevano il merchandising del festival, che in alcuni casi vennero anche vandalizzati, alla violenza sessuale. Insomma Woodstock ’99, a differenza di quello del ’69, è entrato nella storia per la sua violenza e devastazione.

Woodstock 2019 non andò in scena

L’anno scorso, nel 2019, si sarebbe dovuta tenere una terza edizione del festival, commemorativa dei 50 anni. Durante i tre giorni di musica si sarebbero dovuti esibire i più grandi volti della musica odierna. Alla fine però tutto andò a monte per problemi organizzativi. Chissà se sarebbe stato un disastro o un successo, non lo sapremo mai. Vedremo se in futuro vorranno tentare nuovamente una riorganizzazione del celebre festival.

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Horus Black, al secolo Riccardo Sechi, nasce a Genova nel 1999 in una famiglia di musicisti classici. Appassionato di rock, soprattutto classic rock, cantante e musicista. Pubblica il suo primo album nel 2018. Indirizzo e-mail rsechi99@gmail.com